La luce sugli oceani | Il romanzo | Il film

Mi ha colpito molto sapere che alla 73ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia è stato presentato il film “La luce sugli oceani” del regista Derek Cianfrance, con protagonisti principali gli attori Michael Fassbender, Alicia Vikander e Rachel Weiz (uscirà nelle sale a febbraio 2017).

Tratto dall’omonimo romanzo di esordio della scrittrice australiana M.L. Stedman, La luce sugli oceani è stato pubblicato in Italia nel 2012 dalla casa editrice Garzanti.la luce sugli oceani stedman

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COLLEZIONE BALZAN | Tra Ottocento e Novecento

fanciulla_sulla_roccia_a_sorrentoEgli, che mi pose a giacere su questa roccia, mi dice di guardarti da mattina a sera e dirti sempre: sii felice. Felice.

È una tiepida giornata di primavera di fine ottocento e una giovinetta se ne sta distesa, con aria sognante, su uno sperone di roccia nella penisola sorrentina; davanti a lei solo il mare e Capri

“Fanciulla sulla roccia a Sorrento” (1871) di Filippo Palizzi è l’icona di una straordinaria e importante collezione pittorica, la collezione Balzan, custodita stabilmente nella cittadina di Badia Polesine, in provincia di Rovigo ed esposta nel ridotto del suo fastoso Teatro sociale.

La collezione Balzan, unicum nel suo genere, appartenne a Eugenio Balzan (Badia Polesine, 20 aprile 1874 – Lugano, 15 luglio 1953), giornalista e poi direttore amministrativo e azionista del Corriere della Sera, nonché personaggio di spicco della cultura milanese di inizio novecento.

Attualmente le opere sono di proprietà della Fondazione Balzan, date in comodato d’uso al Comune di Badia Polesine (città natale del collezionista Balzan), affinché le mostri a tutti coloro che amano l’arte e il bello.

Costituita prevalentemente da opere d’arte dipinte tra ‘800 e ‘900 (circa 50) comprende pitture realizzate da alcuni dei più grandi esponenti della pittura italiana dell’epoca: Domenico Morelli, Mosè Bianchi, Filippo Palizzi, Giacomo Favretto, Giovanni Fattori, Giuseppe De Nittis, Alberto Pasini e molti altri ancora.

il bagno pompeiano morelli

Altro capolavoro assoluto e di spicco della collezione, oltre all’opera di Palizzi, abruzzese formatosi a Napoli, è il sontuoso “Bagno Pompeiano” (1861) del napoletano Domenico Morelli, un seducente gineceo di un mondo classico che vira all’esotico, ambientato nelle terme di Stabia.

Nel 2015 l’opera di Domenico Morelli fu trasferita temporaneamente a Napoli per essere inserita tra le opere esposte nella mostra “Pompei e l’Europa 1748 – 1943”.

narciso-con-amorinoNello spirito di scambio di opere d’arte e grazie alla collaborazione con la Soprintendenza Speciale per Pompei, Ercolano e Stabia, nonché  a un incontro con il Prof. Mario Torelli, Premio Balzan 2014 per l’archeologia classica, la città di Badia Polesine ricevette in prestito dalla stessa Soprintendenza uno straordinario reperto: un affresco pompeiano del  I sec. d.C., “Narciso con amorino”, rimasto in mostra presso l’esposizione della Collezione Balzan fino al 10 dicembre 2015.

Ciò che caratterizza principalmente il tesoro pittorico di Balzan, che ha voluto riunire le diverse scuole pittoriche regionali di tutta Italia, è il gusto stilistico ben preciso del suo collezionista: una decisa predilezione per il naturalismo pittorico e il paesaggismo e per quei personaggi, uomini e donne immersi in una loro intima e semplice quotidianità.

Informazioni: www.collezionebalzan.it

Letture coloniali | IL MONDO DI BELLE | Grissom Kathleen

IL MONDO DI BELLE

Un’enorme dimora avvolta da glicini in fiore: così la casa del capitano James Pyke appare allo sguardo infantile di Lavinia McCarten, la mattina d’aprile del 1791 in cui la piccola irlandese mette per la prima volta piede in Virginia. Pyke ha raccolto la bambina dalla sua nave, appena approdata in America dopo la lunga traversata oceanica, e l’ha portata con sé per destinarla alle cucine della sua piantagione.
Un modo come un altro per passare all’incasso del debito per la traversata, che i genitori di Lavinia, morti durante la navigazione, non hanno avuto la buona sorte di saldare. Stremata e debilitata, la bambina viene accolta nelle cucine della piantagione dalla famiglia di schiavi neri che vi lavorano: una piccola, operosa comunità composta da Mamma Mae; Papà George, un gigantesco orso bruno; Dory, Fanny e Beattie, le figlie; Ben, il figlio maschio. Un mondo guidato da una responsabile delle cucine dai grandi occhi verdi e dai capelli neri e lucidi: Belle, un’attraente ragazza di diciotto anni. Frutto di un capriccio clandestino del capitano con una delle sue schiave nere, Belle è stata allontanata dalla casa padronale il giorno in cui il capitano si è presentato nella piantagione con Martha, una moglie più giovane di lui di venti anni. Adottata dalla famiglia di Mamma Mae e maternamente accudita da Belle, Lavinia cresce come una servetta bianca ignara dell’abisso che separa la casa padronale dall’universo delle cucine…

Navi fantasma | Il mistero della Mary Celeste

Dipinto del 1861 dell'Amazon (in seguito rinominata Mary Celeste) ad opera di artista sconosciuto (forse Honoré Pellegrin)[1]
Dipinto del 1861 dell’Amazon (in seguito rinominata
Mary Celeste) ad opera di artista sconosciuto (forse Honoré Pellegrin)

Il 5 dicembre del 1872, la nave inglese Dei Gratia incrociava un brigantino a due alberi, privo di equipaggio, che seguiva una rotta erratica nel nord dell’Oceano Atlantico, fra le isole Azzorre e la costa del Portogallo. Si trattava della Mary Celeste, una nave che il capitano della Dei Gratia ben conosceva, così come conosceva chi la comandava, il capitano Benjamin Spooner Briggs.

Capitano Benjamin Briggs
Capitano Benjamin Briggs

Meno di un mese prima le due navi si erano ritrovate vicine ai pontili di carico di East River a New York. La Mary Celeste sarebbe partita per Genova, il 5 novembre con un carico di alcol puro, mentre dieci giorni dopo la Dei Gratia, sarebbe salpata per Gibilterra. Ora, la prima vagava sperduta in pieno Oceano senza una guida né un segno di vita. A bordo infatti, non c’era anima viva: il ponte era totalmente deserto, così come tutto il resto della nave. Mancava la scialuppa di salvataggio, indizio che faceva ipotizzare come Briggs e i suoi uomini, avessero deciso di abbandonare la nave.

Sotto coperta c’era una grande quantità di acqua; due vele erano completamente sganciate e quella inferiore dell’albero di trinchetto, penzolava. L’abitacolo, ovvero il posto dove era conservata la bussola della nave, era saltato. Due portelli di boccaporto erano scardinati e uno dei grandi contenitori per l’alcool si era rovesciato.

mary celesteLa cambusa e le altre zone destinate alla conservazione del cibo e dell’acqua dolce da bere, erano stipate.

Le cassapanche dei marinai erano intatte, a indicare la fretta e la furia con cui erano stati costretti a lasciare la nave. Ma nella cabina del capitano gli strumenti e le attrezzature portatili di orientamento erano sparite. Tuttavia la nave dava segno di poter reggere tranquillamente il mare e di non correre il pericolo di affondare. Perché dunque era stata abbandonata?

L’ultima annotazione sul diario di bordo, datava al 25 novembre; voleva dire che la Mary Celeste viaggiava ormai da nove giorni senza equipaggio, e che in quel momento si era venuta a trovare a oltre 700 miglia a nord-est rispetto all’ultima postazione nota registrata.

Oltre al capitano Briggs e a un equipaggio di sette marinai, a bordo della nave erano salite pure la signora Sarah, moglie del capitano, e Sophia Matilda, la loro figlioletta di due anni. Che fine aveva fatto l’intero equipaggio?

Incisione della Mary Celeste, nelle condizioni del ritrovamento, senza l'equipaggio. Sono osservabili le condizioni della velatura
Incisione della Mary Celeste, nelle condizioni del ritrovamento, senza l’equipaggio. Sono osservabili le condizioni della velatura

Il brigantino fu condotto in porto dagli uomini della Dei Gratia e successivamente sequestrato dai funzionari inglesi. Cosa sia successo all’equipaggio, è ancora oggi un mistero: vi sono varie teorie, dalla pirateria al maremoto, dall’ammutinamento, a una tromba d’aria, fino a ipotesi più fantastiche riguardanti alieni e mostri marini.

Si raccontavano strane storie, in particolare che la nave fosse preda della sfortuna, poiché furono molte le disavventure. In origine era stata registrata col nome di Amazon e il suo primo capitano era morto nel giro di sole quarantotto ore. Nel viaggio inaugurale si era incagliata in uno sbarramento per la pesca lungo la costa del Maine e lo scafo era stato danneggiato. Mentre lo stavano riparando quasi metà nave era stata investita da un furioso incendio. Qualche tempo dopo, mentre veleggiava
lungo lo stretto di Dover, si era scontrata con un brigantino più piccolo che era calato a picco.

Questo era accaduto col terzo capitano. Da parte sua il quarto, aveva inavvertitamente condotto la nave nelle secche attorno a Cape Brenton, provocandone l’incagliamento.

La spiegazione più attendibile, riguardava il carico di alcol industriale che la Mary Celeste trasportava. Si suppose che i gas che provenivano dai barili avessero creato panico nell’equipaggio. Convinti che la nave fosse sul punto di esplodere, sarebbero fuggiti in fretta e furia senza però mai raggiungere la riva, svanendo nel nulla…

Ma anche questa teoria non è mai stata confermata.

Letture coloniali | L’ISOLA SOTTO IL MARE | Isabelle Allende

l'isola sotto il mare coverIl romanzo della Allende, ambientato nei Caraibi e nella Louisiana di fine ‘700, narra le vicende della schiava nera Zarité Sedella, soprannominata Teté che, attraverso varie vicissitudini, soprusi e violenze, riesce alla fine a conquistare la propria libertà.

Siamo nell’isola di Santo Domingo (oggi Haiti) nel 1770, e Tété ha nove anni. Viene venduta come schiava a Toulouse Valmorain, giovane francese appena sbarcato dall’Europa per rilevare la piantagione del padre morto di sifilide. L’isola è una miscela esplosiva di razze, religioni e culture.

Proprio qui, a cavallo della fine del XVIII secolo, sotto l’accecante sole creolo dei Caraibi, tra soldati europei, cocotte mulatte, pirati, schiavi neri e signori bianchi, nasce l’identità latinoamericana moderna, inevitabilmente legata all’insurrezione degli schiavi neri contro le ingiustizie.

Tété, nata schiava, conosce tutte le violenze e i soprusi, ma guidata dalla passione (anche quella politica), diviene, alla fine del romanzo, una donna libera.