CEMETERY TOURS – Napoli, Il Cimitero delle Fontanelle: dove i vivi parlano con i morti.

 IMG_9826Voglio inaugurare questa rubrica partendo da Napoli, dove il culto dei morti è una vera e propria venerazione, segnalandovi uno dei suoi luoghi più misteriosi e suggestivi: il Cimitero delle Fontanelle.

Il Cimitero delle Fontanelle era un antico ossario, situato in una ex cava di tufo nel cuore del rione Sanità, destinato a seppellire le salme della popolazione che non trovarono posto nelle pubbliche sepolture delle chiese.

Chiamato in questo modo per la presenza in tempi remoti di sorgenti d’acqua, il cimitero che si sviluppa per circa 3.000 m² (mentre le dimensioni della cavità sono stimate attorno ai 30.000 m³), accoglie 40.000 resti di persone, vittime soprattutto della grande peste del 1656 e del colera del 1836.

Successivamente, il Cimitero delle Fontanelle rimase abbandonato fino al 1872 quando il parroco della chiesa di Materdei, Don Gaetano Barbati, con l’aiuto di popolane devote, mise in ordine le ossa nello stato in cui ancora oggi si vedono.

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Da quel momento nacque una fortissima devozione popolare per questi defunti.

Il cimitero infatti, è noto perché vi si svolgeva un particolare rito, detto delle anime pezzentelle (anime povere), che prevedeva l’adozione e la cura di un cranio (detta capuzzella), al quale corrispondeva un’anima abbandonata (pezzentella) in cambio di protezione, grazie e perfino fortuna al lotto, creando così quel legame tra vivi e non vivi, tra sacro e profano, eternamente presente nella città partenopea, al punto che nel 1969, il cimitero venne fatto chiudere dall’allora Cardinale, Corrado Ursi, per l’eccessiva paganità del culto.

L’infinità di resti umani conservati nel Cimitero delle Fontanelle, sono tutti anonimi a esclusione di due: Filippo Carafa Conte di Cerreto dei Duchi di Maddaloni, morto il 17 luglio 1797 e di Donna Margherita Petrucci nata Azzoni, morta il 5 ottobre 1795, entrambi riposti  in bare protette da vetri.

Un luogo di culto e di macabro fascino, in cui si concentrano anche molte leggende.

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Tra le capuzzelle più famose ci sono quella del Capitano: il teschio del Capitano è adagiato in una teca di vetro e, a differenza degli altri, è sempre perfettamente lucido, forse proprio in virtù dei vetri che lo proteggono dall’umidità. Ma per la gente di Napoli il Capitano è un anima pia, che ha aiutato tantissimi devoti. Della sua storia esistono diverse versioni, ma la più sentita è quella che riguarda i “due sposi”. Si narra di una giovane donna promessa sposa che nutriva un’autentica venerazione per il teschio del Capitano. Il suo futuro marito, invece, riteneva che tutte quelle attenzioni per delle vecchie ossa fossero tempo perso.

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Un giorno il giovane decise di accompagnare la futura consorte al Cimitero delle Fontanelle per vedere da vicino il vecchio teschio. Una volta nella cava, il giovane infilò un bastone nella cavità dell’occhio del teschio e con fare scherzoso, invitò il Capitano al suo matrimonio. Il giorno delle nozze, tra gli invitati festanti, apparve un uomo con la divisa dei carabinieri. Quando lo sposo chiese al carabiniere di qualificarsi, questo ripose che era stato proprio lui ad invitarlo e che si era anche divertito ad accecargli un occhio in quell’occasione. Dopo la presentazione il Capitano aprì la sua divisa e invece di un corpo d’uomo, apparvero solo le ossa dello scheletro. Alla vista di quella scena, i due novelli sposi morirono sul colpo.

Riaperto nel 2010, il Cimitero delle Fontanelle è una tappa che nessun visitatore della città di Napoli dovrebbe perdere se vuole davvero immergersi pienamente nella tradizione e nella cultura partenopea. L’ex ossario si trova nel rione Sanità, in via Fontanelle 80 accanto alla Chiesa SS Maria del Carmine. La visita è gratuita.

 

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