HO FREDDO |Intervista a Gianfranco Manfredi

ho freddo

“…Abigail era rosea, come se il sangue le circolasse ancora nelle vene. Il suo volto era persino più arrotondato di quanto fosse prima della morte. Il corpo, sotto la camiciola bianca, anziché rinsecchito, appariva gonfio e rilassato. Certo il petto non si sollevava al respiro, non il minimo alito filtrava dalle narici e dalle labbra leggermente dischiuse, e le mani risultavano gelide al tocco. Eppure, a guardarla, Abigail pareva placidamente addormentata…”.

È così che inizia Ho Freddo di Gianfranco Manfredi: una scena di esumazione, in un cimitero. Una giovane donna, morta da una ventina di giorni, presenta uno strano colorito roseo e un’aria quasi florida. Il padre, spaventato, le strappa il cuore dal petto… come a un vampiro… Ma attenzione non siamo nella cupa Transilvania, là dove il mito del vampiro sembra aver avuto origine, ma negli Stati Uniti, precisamente nel Rhode Island

“Ho freddo”, è stato definito “un romanzo gotico che indaga sulle origini del mito dei vampiri in America, attraverso le cronache del tempo”. Da dove nasce l’idea di questo romanzo? Quali sono gli studi e le ricerche fatte?

«Un’amica, mi aveva portato anni addietro da Providence, un libretto sul folclore locale. La storia di Sarah Tillinghast, mi aveva subito affascinato, ma è passato molto tempo prima che mi decidessi a farne materia di romanzo. Mi stimolava l’idea di affrontare il mito da un punto di vista storico, cioè di raccontare non i vampiri romanzeschi con il mantello foderato di rosso e i canini sfoderati, ma i vampiri veri, della cronaca, cioè quelle ragazze del New England che, accusate d’essere vampire, come nel secolo precedente, se n’erano accusate altre di essere streghe, vennero riesumate dopo la morte e sconciate in modo orribile dai famigliari. Mi sono sforzato di comprendere come potesse essere accaduto, che delle persone timorate di Dio e in particolare dei padri di famiglia, potessero essere stati capaci di profanare i cadaveri delle loro giovani figlie. E in questo campo, studiando, ho fatto anche un’inquietante e inattesa scoperta che mai è stata rappresentata al cinema, nemmeno nel più feroce dei film vampireschi. Non posso riferirla qui, per non togliere sorpresa ai lettori del romanzo. Posso solo dire che il rito non si limitava all’estrazione del cuore per poi bruciarlo. L’orrore andava ben oltre… ».

Providence- Benefit Street- casa di Sarah Helen Whitman, fidanzata di Poe

Sul bellissimo sito dedicato al suo nuovo romanzo (www.hofreddo.it), è possibile vedere i filmati girati nei posti in cui la vicenda è ambientata, cioè il Rhode Island. Quanto è stato importante visitare questi luoghi?

«Fondamentale, non tanto per la storia del romanzo in se, perchè mi ero già sufficientemente documentato, al punto da saperne di più dei locali, ma per farmi respirare l’atmosfera dei luoghi. Il Rhode Island è il più piccolo stato d’America. In una settimana lo si esplora tutto. Ma è uno scenario insolito anche per gli americani, perchè non esistono altri stati in America così ricchi di passato, con tanti luoghi ed edifici settecenteschi ancora visibili».

I due personaggi principali, i gemelli de Valmont, fratello e sorella esperti in malattie contagiose, giungono nella leggendaria Providence dall’Europa, alla fine del ‘700.  Ci racconta brevemente chi sono Valcour e Aline? Perché ha scelto come suoi protagonisti due francesi, provenienti da un contesto storico importante quale il ‘700 illuminista, “il secolo della ragione e della razionalità”, che sembrerebbe in contraddizione con le vicende che vengono narrate nel suo romanzo?

«Era proprio la contraddizione ad eccitarmi. Come avrebbero potuto vivere due giovani medici libertini come i gemelli Aline e Valcour, in mezzo ai devoti eredi dei puritani? Questo contrasto prometteva sviluppi molto interessanti. D’altro canto l’illuminismo aveva contagiato anche l’America. Senza l’illuminismo non sarebbe mai nata la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, fondante per la giovane democrazia repubblicana americana. Alla fine del ‘700 però, la tradizione dell’illuminismo stava per cedere a qualcosa di molto diverso, sia in America che in Europa, e in particolare al riemergere dei miti, delle superstizioni, delle tradizioni popolari e folcloriche, insomma tutto ciò che preparava la futura età “romantica”. Mi appassiona raccontare i momenti di trasformazione e di passaggio da un’epoca all’altra, proprio perchè sono momenti in cui le contraddizioni vengono allo scoperto. Quel momento segna il passaggio da una Società delle Speranze che cerca la Felicità, oltre che la Conoscenza, a una Società della Paura, che coltiva oscure nostalgie, guarda indietro, è terrorizzata dall’avvenire e angosciata dalla prospettiva della morte, cioè lo stesso momento culturale che stiamo attraversando noi,  qui ed ora».

Casa abbandonata nei dintorni di Exeter

Nel romanzo, “i vampiri” sono spesso donne, così come chi era accusato di stregoneria erano perlopiù donne. Come mai secondo lei, queste paure, fobie, isterie nei confronti del genere femminile?

«Questo luogo comune pernicioso, affonda culturalmente le sue radici in una pessima ed errata interpretazione del mito di Eva, di cui nel mio romanzo il giovane e appassionato pastore battista Jan Vos, dà invece una lettura completamente diversa e, mi auguro, illuminante».

Nel libro si parla di una vera e propria “peste vampirica”. Ci racconta brevemente?

«I moderni ricercatori, hanno scoperto che si trattava in realtà di tubercolosi, complicata da altre malattie aggiuntive che producevano una condizione di estremo dimagrimento, crisi nervose, stati deliranti e altri disturbi molto simili a quelli attribuiti ai “vampiri”. All’epoca questa sindrome veniva chiamata “consunzione”.  Il contagio si diffondeva nei nuclei famigliari. Dunque alla pietà per il malato si mescolava ripugnanza e paura di venire infettati. Da vittima il malato diventava persecutore. Di conseguenza la compassione si convertiva in ferocia».

Se non sbaglio anche Bram Stoker, fu ispirato per il suo “Dracula”, dai casi di “vampirismo”nel Rhode Island, di cui ebbe notizia…

«Sì, oggi, dopo tanto cinema draculesco, ci siamo tutti dimenticati che Stoker scriveva di qualcosa che all’epoca si poteva leggere sui giornali. Quella non fu soltanto l’epoca di Jack lo Squartatore, ma anche della profanazione delle tombe».

Providence- Villa goticheggiante a Federal Hill

Già nel 1987, aveva pubblicato “Ultimi Vampiri”. Le faccio una domanda forse un po’ scontata: crede nell’esistenza dei vampiri? Chi e cosa sono in realtà, secondo Manfredi, i vampiri?

«Fellini disse una volta che il mito del vampiro, è troppo circostanziato per non avere in sé qualcosa di reale. Credo si riferisse non alla reale esistenza di una razza diversa dagli umani, ma, da junghiano qual era, alla realtà del mondo simbolico. La domanda che dobbiamo porci, non è se i vampiri esistano davvero, ma cosa significa la loro indubbia esistenza nell’immaginario collettivo.  Come mai il mito riesce ad affascinare anche i ragazzini contemporanei, mentre altri miti del passato, persino quelli rievocati da fiabe che si sono narrate per secoli, non sembrano più avere alcun impatto su di loro?  A questa domanda è arduo dare risposta. É certo che il Non-Morto è una figura contraddittoria e in quanto tale, si presta a qualsiasi interpretazione e va ben al di là della contemporaneità. L’ansia che sottende il mito è ben chiarita da Stoker quando fa dire a Dracula: “C’è qualcosa di peggiore della Morte.” Questo qualcosa di peggiore è la condizione di non-morti, o di “morti che camminano”. La morte non riusciamo a figurarcela, ma una vita trascinata come mera sopravvivenza sappiamo benissimo cos’è e ci spaventa più della morte stessa, perchè ciascuno di noi può farne esperienza. I vampiri non sono un’altra razza, siamo noi, quando le circostanze ci mettono di fronte alla mancanza di senso della nostra esistenza o a dei momenti che ci fanno scoprire la nostra diversità, primo fra tutti il momento in cui ci troviamo nella condizione di malati».

Quanto di vero c’è nelle leggende, presenti un po’ in tutto il mondo, che si tramandano sui Dormienti o Non-Morti?

«Una parte cospicua della leggenda riguarda l’esistenza degli Spiriti. Dom Calmet, l’autore del più celebre trattato sui vampiri, dubita della reale esistenza dei reviviscenti, anzi tende ad escluderla, ma, nella prima parte del suo trattato, non dubita affatto dell’esistenza degli Spiriti. Personalmente non ho mai incontrato un vampiro, ma uno Spirito l’ho visto, apparirmi e parlarmi, all’incirca alle quattro del mattino, in fondo al letto di una stanza d’albergo in Inghilterra, nel Kent, per la precisione. Ero a letto con mia moglie, troppo insonnolita per aprire gli occhi, ma che ha udito tutto, perchè lo Spettro non la smetteva di berciare. Mi vergogno un po’ a confessarlo, ma ero talmente stanco che mentre lui mi parlava in quella sua lingua minacciosa quanto incomprensibile, di colpo l’ho mandato a fare in culo in italiano e lui ha smesso subito di tormentarmi ed è sparito in una sorta di vortice luminoso. Poi gli inglesi mi hanno spiegato che il modo migliore di trattare con i fantasmi è quello di parlare loro come a delle persone normali. Se uno è un seccatore è giusto mandarlo a quel paese. Certo è che, la mattina successiva, mi sono dato del cretino. Ma come! Uno scrittore di romanzi gotici finalmente una volta nella sua vita si trova di fronte a uno Spettro e lo manda affanculo?».

I vampiri, più di altre figure mostruose del folcklore popolare, continuano ad esercitare il loro fascino appunto immortale. Basti vedere, il successo che da sempre riscuotono in letteratura, al cinema, in televisione, nei fumetti: dal Dracula di Francis Ford Coppola, a Intervista col vampiro di Anne Rice da cui è poi stato tratto l’omonimo successo cinematografico; dal fumetto Blade, anch’esso trasportato poi nelle sale cinematografiche, alla fortunata serie televisiva di Buffy, fino all’ultimo fortunato caso letterario di Stephenie Meyer e la sua serie di romanzi, aventi come protagonisti il vampiro Edward e la sua amata  Bella. Cosa ne pensa di queste rappresentazioni del vampiro? E qual è invece la rappresentazione che ha dato nel suo ultimo romanzo?

«Ho cercato di fare tutto il contrario, per una volta, e cioè parlare dei vampiri veri, quelli storici. Certo, in questo momento sto scrivendo un racconto di tipo fantastico con protagonista un vampiro del tutto immaginario (anche se ben poco tradizionale), ma ripeto che mi fa più paura ciò che gli umani hanno fatto ai cosiddetti vampiri, piuttosto che ciò che i presunti vampiri avrebbero fatto a noi. Nell’horror, per come lo vedo io, i veri mostri sono gli esseri umani, i nostri simili. É da loro (e da noi stessi) che dobbiamo temere il peggio. I genocidi nella Storia, non li hanno fatti gli Spettri, i Demoni o i cosiddetti Scherzi di Natura, li abbiamo compiuti noi. Forse è anche per questa oscura consapevolezza che nei romanzi contemporanei i Vampiri ci sembrano più affascinanti degli umani.  Le nostre vere angosce non vengono affatto da loro, ma dalle persone cosiddette “normali”.  Quello spiritoso scrittore di Douglas Adams, nel suo Guida galattica per gli autostoppisti, ha scritto che ormai gli esseri umani si fanno talmente schifo, da coltivare nostalgie, invidia e affetto per i dinosauri e persino per i batteri, perchè qualsiasi specie naturale gli pare migliore della propria».

Qual è il motivo del fascino perdurante della figura del vampiro?

«La speranza di poter incontrare/conoscere una forma di esistenza completamente diversa, il che, di nuovo, la dice lunga sul poco conforto che ci dà la nostra normale quanto esangue esistenza quotidiana».

Providence- General Burnside Mansion, probabile residenza di E.A.Poe

 

Sul nostro giornale abbiamo spesso intervistato fumettisti bravi e originali. Lei è autore per la Sergio Bonelli Editore, del popolare fumetto “Magico Vento”, e della miniserie “Volto Nascosto”, oltre che di alcuni episodi di Tex e Dylan Dog. Nei suoi comics troviamo storia, cultura, elementi religiosi, avventura, horror…Quanto l’esperienza di sceneggiatore di fumetti, ha influito sul suo modo di scrivere?

«Mi ha aiutato a concentrarmi di più sui personaggi. In letteratura oggi, nascono pochi personaggi memorabili. In genere lo scrittore tende a fare la star e a sostituirsi ai personaggi. Si creano personaggi piuttosto anonimi, replicanti (vedi l’infinita, insopportabile serie di commissari dal volto umano) o meramente funzionali alla storia che si vuole raccontare. In fumetto invece, senza un protagonista di rilievo, la storia crolla. Magari una singola storia la si può anche realizzare, certo non una serie. Perchè un’avventura non conta niente se non è l’avventura di qualcuno. E anche se normalmente si ritiene che i personaggi dei fumetti siano rozzi e stereotipati, è vero il contrario. È impossibile che un personaggio fumettistico possa avere successo e trovare posto nell’immaginario dei lettori, se non si discosta nettamente dagli stereotipi e non appare per qualche verso originale e unico. Questo lavoro un tempo lo faceva la letteratura, oggi sono i fumetti a farlo. Banana Yoshimoto ha dichiarato che non avrebbe mai potuto scrivere un romanzo se non avesse letto e seguito con passione le avventure di Lady Oscar. Può addirittura accadere che un fumetto sia mediocre sul piano della storia e del disegno, ma che funzioni lo stesso perchè il personaggio ha qualcosa di speciale, vedi Il Corvo».

Può spiegarci questa sua affermazione: “Senza un fondamento crudamente realistico (sociale), l’horror rischia di diventare un innocuo divertimento, come il padiglione degli orrori di un lunapark”.

«Facciamo un esempio: l’attuale dilagare dei film di zombie (centinaia di titoli dal 2000 a oggi, per un tema che ormai pareva aver dato tutto). In tale affollamento di prodotti, si possono trovare una dozzina di film parecchio interessanti, ma nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di horror comedies, che vanno dal trash al demenziale, dal sentimentale al giovanilistico/adolescenziale.  Siamo cioè al “dolcetto o scherzetto”. Una manifesta esorcizzazione giocosa delle nostre paure. Dunque il contrario di quanto dovrebbe essere l’horror, la cui prima funzione è quella di turbare le coscienze».

Un’ultima domanda: Aline e Valcour ritorneranno?

«Ci sto lavorando, al momento senza scrivere, cioè limitandomi a studiare e a prendere appunti mentali. Non so quanto tempo ci impiegherò, ma so che già dall’anno prossimo mi metterò in viaggio per visitare i luoghi delle loro nuove avventure».■

1Gianfranco Manfredi è nato a Senigallia nel 1948. Sfuggito a Milano, vive e scrive in montagna a Gordona (Sondrio). Cantautore nella seconda metà degli anni settanta, si è poi dedicato a una multiforme attività di scrittore: dalla saggistica alla narrativa, dal cinema ai fumetti.  Tra i suoi altri romanzi: Cromantica, Ultimi vampiri, Trainspotter, Il peggio deve venire, Il piccolo diavolo nero, Nelle Tenebre Mi Apparve Gesù, Magia Rossa. È autore per la Sergio Bonelli Editore del popolare fumetto Magico Vento e della miniserie Volto Nascosto, oltre che di alcuni episodi di Tex e Dylan Dog.

 

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