Navi fantasma | Il mistero della Mary Celeste

Dipinto del 1861 dell'Amazon (in seguito rinominata Mary Celeste) ad opera di artista sconosciuto (forse Honoré Pellegrin)[1]
Dipinto del 1861 dell’Amazon (in seguito rinominata
Mary Celeste) ad opera di artista sconosciuto (forse Honoré Pellegrin)

Il 5 dicembre del 1872, la nave inglese Dei Gratia incrociava un brigantino a due alberi, privo di equipaggio, che seguiva una rotta erratica nel nord dell’Oceano Atlantico, fra le isole Azzorre e la costa del Portogallo. Si trattava della Mary Celeste, una nave che il capitano della Dei Gratia ben conosceva, così come conosceva chi la comandava, il capitano Benjamin Spooner Briggs.

Capitano Benjamin Briggs
Capitano Benjamin Briggs

Meno di un mese prima le due navi si erano ritrovate vicine ai pontili di carico di East River a New York. La Mary Celeste sarebbe partita per Genova, il 5 novembre con un carico di alcol puro, mentre dieci giorni dopo la Dei Gratia, sarebbe salpata per Gibilterra. Ora, la prima vagava sperduta in pieno Oceano senza una guida né un segno di vita. A bordo infatti, non c’era anima viva: il ponte era totalmente deserto, così come tutto il resto della nave. Mancava la scialuppa di salvataggio, indizio che faceva ipotizzare come Briggs e i suoi uomini, avessero deciso di abbandonare la nave.

Sotto coperta c’era una grande quantità di acqua; due vele erano completamente sganciate e quella inferiore dell’albero di trinchetto, penzolava. L’abitacolo, ovvero il posto dove era conservata la bussola della nave, era saltato. Due portelli di boccaporto erano scardinati e uno dei grandi contenitori per l’alcool si era rovesciato.

mary celesteLa cambusa e le altre zone destinate alla conservazione del cibo e dell’acqua dolce da bere, erano stipate.

Le cassapanche dei marinai erano intatte, a indicare la fretta e la furia con cui erano stati costretti a lasciare la nave. Ma nella cabina del capitano gli strumenti e le attrezzature portatili di orientamento erano sparite. Tuttavia la nave dava segno di poter reggere tranquillamente il mare e di non correre il pericolo di affondare. Perché dunque era stata abbandonata?

L’ultima annotazione sul diario di bordo, datava al 25 novembre; voleva dire che la Mary Celeste viaggiava ormai da nove giorni senza equipaggio, e che in quel momento si era venuta a trovare a oltre 700 miglia a nord-est rispetto all’ultima postazione nota registrata.

Oltre al capitano Briggs e a un equipaggio di sette marinai, a bordo della nave erano salite pure la signora Sarah, moglie del capitano, e Sophia Matilda, la loro figlioletta di due anni. Che fine aveva fatto l’intero equipaggio?

Incisione della Mary Celeste, nelle condizioni del ritrovamento, senza l'equipaggio. Sono osservabili le condizioni della velatura
Incisione della Mary Celeste, nelle condizioni del ritrovamento, senza l’equipaggio. Sono osservabili le condizioni della velatura

Il brigantino fu condotto in porto dagli uomini della Dei Gratia e successivamente sequestrato dai funzionari inglesi. Cosa sia successo all’equipaggio, è ancora oggi un mistero: vi sono varie teorie, dalla pirateria al maremoto, dall’ammutinamento, a una tromba d’aria, fino a ipotesi più fantastiche riguardanti alieni e mostri marini.

Si raccontavano strane storie, in particolare che la nave fosse preda della sfortuna, poiché furono molte le disavventure. In origine era stata registrata col nome di Amazon e il suo primo capitano era morto nel giro di sole quarantotto ore. Nel viaggio inaugurale si era incagliata in uno sbarramento per la pesca lungo la costa del Maine e lo scafo era stato danneggiato. Mentre lo stavano riparando quasi metà nave era stata investita da un furioso incendio. Qualche tempo dopo, mentre veleggiava
lungo lo stretto di Dover, si era scontrata con un brigantino più piccolo che era calato a picco.

Questo era accaduto col terzo capitano. Da parte sua il quarto, aveva inavvertitamente condotto la nave nelle secche attorno a Cape Brenton, provocandone l’incagliamento.

La spiegazione più attendibile, riguardava il carico di alcol industriale che la Mary Celeste trasportava. Si suppose che i gas che provenivano dai barili avessero creato panico nell’equipaggio. Convinti che la nave fosse sul punto di esplodere, sarebbero fuggiti in fretta e furia senza però mai raggiungere la riva, svanendo nel nulla…

Ma anche questa teoria non è mai stata confermata.

Letture coloniali | L’ISOLA SOTTO IL MARE | Isabelle Allende

l'isola sotto il mare coverIl romanzo della Allende, ambientato nei Caraibi e nella Louisiana di fine ‘700, narra le vicende della schiava nera Zarité Sedella, soprannominata Teté che, attraverso varie vicissitudini, soprusi e violenze, riesce alla fine a conquistare la propria libertà.

Siamo nell’isola di Santo Domingo (oggi Haiti) nel 1770, e Tété ha nove anni. Viene venduta come schiava a Toulouse Valmorain, giovane francese appena sbarcato dall’Europa per rilevare la piantagione del padre morto di sifilide. L’isola è una miscela esplosiva di razze, religioni e culture.

Proprio qui, a cavallo della fine del XVIII secolo, sotto l’accecante sole creolo dei Caraibi, tra soldati europei, cocotte mulatte, pirati, schiavi neri e signori bianchi, nasce l’identità latinoamericana moderna, inevitabilmente legata all’insurrezione degli schiavi neri contro le ingiustizie.

Tété, nata schiava, conosce tutte le violenze e i soprusi, ma guidata dalla passione (anche quella politica), diviene, alla fine del romanzo, una donna libera.

Letture Coloniali | IL MATRIMONIO DEGLI OPPOSTI | Alice Hoffmann

il-matrimonio-degli-opposti

Isola di St Thomas, 1807. Rachel Pomié ha tutto per essere felice. Ha un padre che ogni sera, rientrato dalle sue navi che esportano zucchero, rum e melassa, le legge le fiabe di Perrault e un’amica del cuore, Jestine, figlia creola della cuoca di famiglia, che la segue ovunque in totale adorazione. Vive, poi, su un’isola definita da Cristoforo Colombo un «Paradiso in terra» per le sue spiagge candide e le sue acque turchesi. Quando, tuttavia, cala la notte e sotto le coperte chiude gli occhi, Rachel sogna di sgusciare via da quell’esistenza e di fuggire a Parigi.

Di Parigi sa tutto. Dalle mappe dei cartografi sa come si snodano i viali delle Tuileries, le banchine della Senna e le vie principali. Dai racconti di suo padre sa che da quella grande città vengono i suoi antenati, dopo aver peregrinato in Spagna e Portogallo, alla ricerca di una terra dove professare l’ebraismo senza essere umiliati, offesi o, persino, uccisi. Il suo sogno, però, di aggirarsi per le strade della capitale francese, vestita magari come una delle ragazze sbirciate di nascosto sul Journal des dames et des modes della madre, svanisce miseramente il giorno in cui finisce in sposa all’anziano commerciante Isaac Petit. La vita coniugale con monsieur Petit, un vedovo di trent’anni più vecchio di lei, si rivela piena di sacrifici, lutti e delusioni.

Una mattina, appena arrivato da Parigi, compare al suo cospetto il nipote di Petit, Frédéric Pizzarro, un bel giovane coi capelli scuri, il portamento elegante e un francese parigino così nitido da sembrare un altro idioma rispetto al francese creolo dell’isola. Rachel, che ha la lingua più tagliente di tutta St Thomas, non riesce a spiccicare parola, quasi consapevole della fatalità di quell’incontro. Frédéric Pizzarro sarà, infatti, l’uomo della sua vita, e dal loro amore nascerà Camille, un ragazzino curioso e vivace che andrà a Parigi, si diplomerà all’École des Beaux-Arts, stringerà amicizia con Paul Cézanne e diventerà Camille Pissarro, uno dei più grandi pittori dell’Ottocento.

Due donne che parlano vicino al mare, Saint Thomas. Camille Pissarro 1856. National Gallery of Art di Washington..
Due donne che parlano vicino al mare, Saint Thomas. Camille Pissarro, 1856. National Gallery of Art di Washington.

Street Art in Lisbon |L’ effimero che diventa arte urbana

CRONO project with the collaboration of Os Gemeos and BLU, in Picoas

Da anni Lisbona è annoverata tra le principali capitali mondiali della street art.

Salendo e scendendo a piedi o su un életricoi sette colli della capitale portoghese, ci si imbatte spesso in graffiti e murales, vere e proprie opere d’arte. Allora può essere interessante abbandonare i classici itinerari da turista e conoscere la città da un’altra prospettiva: quella dell’arte urbana.

Ma come si è arrivato a questo? Una politica di prevenzione del degrado urbano, controllando e trasformando atti vandalici e di sfregio come quello dei graffitti brutti e illegali, su monumenti o palazzi storici, in opere d’arte, realizzate su spazi pubblici dati in concessione gratuitamente a writers anche di fama internazionale, tra cui l’italiano Blu, Bordalo II (personalmente il mio preferito), Vhils, Odeith, Ella e Pitr .

Questo è stato l’obiettivo della
 Câmara Municipal de Lisboa ovvero il Comune di Lisbona che ha lanciato il progetto GAU – Galeria de Arte Urbanarealizzato attraverso il Departimento de Património Cultural del Comune a partire dal 2009 e che ha trasformato Lisbona in un museo di arte urbana a cielo aperto, recuperando edifici fatiscenti e abbandonati.

Così capita di passeggiare nel Bairro Alto o a Belem e ammirare palazzi dalle facciate rivestite di azulejos, in mezzo a edifici ricoperti da murales, graffiti e stencil firmati dai più grandi street artists contemporanei.

Di seguito una galleria di immagini, per scoprire Lisbona non solo attraverso il suo lato nostalgico e storico, ma anche da un altro punto di vista, magari più effimero, ma sicuramente pieno di energia e di significati sociali, impressi su luoghi dimenticati dal tempo…

 

VULCÕES NAPOLITANOS | VULCANI NAPOLETANI

Grande eruzione di cenere accaduta al 19 giugno del 1794 in Napoli con la processione dell'Immacolata - Alessandro d'Anna, XIX sec.
Grande eruzione di cenere accaduta al 19 giugno del 1794 in Napoli con la processione dell’Immacolata – Alessandro d’Anna

Ormai è un dato di fatto che Napoli è più apprezzata all’estero che in Italia stessa, basti pensare al grandissimo evento organizzato recentemente da Dolce & Gabbana, che per festeggiare i 30 anni di attività, ha scelto la Città partenopea, con un tripudio di eventi, sfilate, musica, ospiti del calibro di Nicole Kidman, Madonna, Sofia Loren, Mariah Carey e molti altri ancora, ma che non è stato ritenuto sufficientemente importante dalle varie testate nazionali, a differenza di quelle estere.

Ormai è risaputo che in Italia con Napoli ci aprono i TG nazionali solo se è Gomorra, ed è per questo che in un recente viaggio in Portogallo, girando per le strade dell’elegante cittadina di Cascais, un tempo residenza estiva dei sovrani portoghesi, sono rimasta incredibilmente sorpresa alla vista di una mostra dal titolo VULCÕES NAPOLITANOS ovvero VULCANI NAPOLETANI, a dimostrazione di come la storia, la cultura e le bellezze partenopee sono apprezzate di più all’estero e paradossalmente anche più conosciute.

vulcani napoletani cascais

Organizzata dalla Fondazione Dom Luis I e promossa da vari enti quali il Comune di Cascais, nonché l’Ente nazionale del turismo portoghese, la mostra permette di ammirare una preziosa serie di oli, acquerelli e gouaches dei secoli XVIII e XX, tutti aventi come soggetto il Vesuvio in eruzione e la città di Napoli con il suo golfo e il suo popolo, rappresentata in quegli istanti così drammatici e intensi.

Scena al chiaro di luna, con eruzione del Vesuvio e popolazione in fuga. Adam Callender, 1791
Scena al chiaro di luna, con eruzione del Vesuvio e popolazione in fuga. Adam Callander, 1791.

Le opere esposte fanno parte della collezione artistica appartenuta a Duarte Maria Egas de Avillez Pinto Coelho, decoratore e collezionista d’arte portoghese nato a Cascais nel 1923 e morto nel 2010 in Spagna, che innamoratosi di Napoli, acquisto pitture anche di artisti minori, che la ritraevano in un tripudio di fuoco, terra e mare, affascinato dal fenomeno dell’eruzione vulcanica del Vesuvio.

Vulcoes

Queste pitture sono molto significative perché ci tramandano momenti storici di un fenomeno, quale l’eruzione del Vesuvio con le sue colate di lava, nubi, esplosioni e cenere il tutto in maniera molto fascinosa. L’evento vulcanico è dipinto come uno spettacolo. Non c’è paura. La popolazione prega, chiede l’aiuto di Dio oppure indica l’eruzione, ne parla, osserva la montagna, camminano ai bordi delle sue colate incandescenti, ma nessuno scappa. L’eruzione è dipinta con colori vivi, spesso sullo sfondo di un mare a volte al chiaro di luna.

La mostra, il cui ingresso è gratuito, è allestita presso Casa Duarte Pinto Coelho, nel bellissimo parco cittadino Marechal Carmona di Cascais.

Informazioni: www.fundacaodomluis.pt