Il giardino degli inglesi – intervista a Vladimiro Bottone

Fuochi d’artificio sul litorale napoletano – olio su tela di Oswald Achenbach, 1875

Il tema Napoli non è nuovo al catalogo letterario della casa editrice Neri Pozza, che propone un interessante romanzo, IL GIARDINO DEGLI INGLESI opera dello scrittore Vladimiro Bottone, ambientato nella Napoli del 1842, che cattura l’interesse del lettore già dalla sua copertina, con l’opera del vedutista tedesco Oswald Achenbach, raffigurante Mergellina illuminata dai fuochi d’artificio, probabilmente durante la festa di Piedigrotta. Quest’opera vuole introdurre il lettore nel romanzo caratterizzato da una Napoli fatta di luci e ombre…

Conosciamo il suo autore: Vladimiro Bottone.

La prima cosa che mi ha colpito, quando ho letto la trama del libro, è stata l’ambientazione: una Napoli di metà ottocento dall’atmosfera cupa e fosca, quasi londinese e il “Serraglio”, un edificio che ricordo da piccola abbandonato e inquietante. Come mai questa scelta, anche per quanto riguarda il periodo storico?
Lo ignoro, in tutta onestà. Quelle ambientazioni mi affascinavano per motivi che, scaturendo dal profondo, sono sostanzialmente imperscrutabili. Anche per me, in ogni caso, Il Serraglio è stato un edificio inquietante. Aleggiava, come punizione suprema, nelle minacce rivolte ai figli dalle madri napoletane (mi riferisco alla mia generazione, sostanzialmente).
Il che dimostra quanto quell’edificio – simbolo fosse radicato nell’immaginario della città come un fantasma e una cicatrice e un monito.

Come è nato il romanzo?
Nasce come dovrebbero nascere i veri romanzi, da alcune ossessioni del suo autore. L’infanzia violata come suprema testimonianza del male che alligna fra gli uomini; la prossimità fianco a fianco di vivi e morti; l’impossibilità di fare vera giustizia; il tradimento come prova terribile e immancabile nell’esistenza di noi tutti, la casualità arbitra della vita.

Come mai tra i protagonisti di rilievo troviamo una famiglia inglese, piuttosto che napoletana?
Napoli, all’epoca, era una città cosmopolita che ospitava, su circa 450.000 abitanti, una cospicua presenza di residenti stranieri, circa 5000. La colonia inglese era molto ben rappresentata, in qualità e quantità. A questa ragione di verosimiglianza storica se ne sommano sicuramente altre. Forse un oscuro e parzialmente inconsapevole omaggio al romanzo inglese dell’Ottocento. Chissà.

Secondo te la Napoli di quell’epoca era davvero così grigia come la racconti nel libro?
Fangosa come la Londra di Dickens. Fangosa come il mondo, mi verrebbe da dire. Diciamo che la Napoli dei miei libri è un buon contravveleno alla rappresentazione di Napoli come capitale dei babà. E’ l’antitetanica per l’avvelenamento da babà.

I veri protagonisti del libro sembrano essere i bambini, mi sbaglio?
Il vero protagonista dei due libri, tanto Vicarìa che Il giardino degli Inglesi, è il Male. I bambini ne sono le vittime più esposte. Essi possiedono, in tal caso, “la tremenda bellezza degli offesi”. E’ una formula che uso nel libro.

Un altro personaggio che mi colpisce più di tutti e spaventa… è il cosiddetto cattivo della storia, il dott. Domenico De Consoli, un essere seducente e malvagio come solo un demonio sa essere. Ce ne parli?
De Consoli è il Male nella sua veste più pericolosa, quella seducente, e nella sua veste più moderna, vale a dire quella nichilista, che non ammette né riconosce limiti alla propria volontà di potenza. Se l’amore è la faccia in ombra dell’odio, De Consoli è il personaggio che ho amato di più. Quella la cui creazione mi ha fatto sentire più utile al mio prossimo.

Il giardino degli inglesi, segue al romanzo Vicarìa, riprendendone le vicende e si conclude con una “non fine”. Ci sarà un seguito?
Se mi divertirò a concepirlo, sicuramente sì. Ecco: quella è la vera conditio sine qua non. A parte il detto: l’autore propone, l’editore dispone, naturalmente.■

Vladimiro Bottone, nato a Napoli nel 1957, vive e lavora a Torino. Ha pubblicato i romanzi L’ospite della vita(1999, selezionato al Premio Strega 2000), Rebis (2002), Mozart in viaggio per Napoli (2003);Vicaria (Rizzoli, 2015; BEAT, 2017). Collabora alle pagine culturali del Corriere del Mezzogiorno e de L’Indice dei libri del mese.

VULCÕES NAPOLITANOS | VULCANI NAPOLETANI

Grande eruzione di cenere accaduta al 19 giugno del 1794 in Napoli con la processione dell'Immacolata - Alessandro d'Anna, XIX sec.
Grande eruzione di cenere accaduta al 19 giugno del 1794 in Napoli con la processione dell’Immacolata – Alessandro d’Anna

Ormai è un dato di fatto che Napoli è più apprezzata all’estero che in Italia stessa, basti pensare al grandissimo evento organizzato recentemente da Dolce & Gabbana, che per festeggiare i 30 anni di attività, ha scelto la Città partenopea, con un tripudio di eventi, sfilate, musica, ospiti del calibro di Nicole Kidman, Madonna, Sofia Loren, Mariah Carey e molti altri ancora, ma che non è stato ritenuto sufficientemente importante dalle varie testate nazionali, a differenza di quelle estere.

Ormai è risaputo che in Italia con Napoli ci aprono i TG nazionali solo se è Gomorra, ed è per questo che in un recente viaggio in Portogallo, girando per le strade dell’elegante cittadina di Cascais, un tempo residenza estiva dei sovrani portoghesi, sono rimasta incredibilmente sorpresa alla vista di una mostra dal titolo VULCÕES NAPOLITANOS ovvero VULCANI NAPOLETANI, a dimostrazione di come la storia, la cultura e le bellezze partenopee sono apprezzate di più all’estero e paradossalmente anche più conosciute.

vulcani napoletani cascais

Organizzata dalla Fondazione Dom Luis I e promossa da vari enti quali il Comune di Cascais, nonché l’Ente nazionale del turismo portoghese, la mostra permette di ammirare una preziosa serie di oli, acquerelli e gouaches dei secoli XVIII e XX, tutti aventi come soggetto il Vesuvio in eruzione e la città di Napoli con il suo golfo e il suo popolo, rappresentata in quegli istanti così drammatici e intensi.

Scena al chiaro di luna, con eruzione del Vesuvio e popolazione in fuga. Adam Callender, 1791
Scena al chiaro di luna, con eruzione del Vesuvio e popolazione in fuga. Adam Callander, 1791.

Le opere esposte fanno parte della collezione artistica appartenuta a Duarte Maria Egas de Avillez Pinto Coelho, decoratore e collezionista d’arte portoghese nato a Cascais nel 1923 e morto nel 2010 in Spagna, che innamoratosi di Napoli, acquisto pitture anche di artisti minori, che la ritraevano in un tripudio di fuoco, terra e mare, affascinato dal fenomeno dell’eruzione vulcanica del Vesuvio.

Vulcoes

Queste pitture sono molto significative perché ci tramandano momenti storici di un fenomeno, quale l’eruzione del Vesuvio con le sue colate di lava, nubi, esplosioni e cenere il tutto in maniera molto fascinosa. L’evento vulcanico è dipinto come uno spettacolo. Non c’è paura. La popolazione prega, chiede l’aiuto di Dio oppure indica l’eruzione, ne parla, osserva la montagna, camminano ai bordi delle sue colate incandescenti, ma nessuno scappa. L’eruzione è dipinta con colori vivi, spesso sullo sfondo di un mare a volte al chiaro di luna.

La mostra, il cui ingresso è gratuito, è allestita presso Casa Duarte Pinto Coelho, nel bellissimo parco cittadino Marechal Carmona di Cascais.

Informazioni: www.fundacaodomluis.pt